Antonio Verri nell’impegno delle spine: il Nuovopensionante
Francesco Aprile

Nuovopensionante: nato da un’idea di Marco Vetrugno, con la collaborazione di Maurizio Nocera, il primo numero – a cura di Vetrugno, Nocera, Aprile – vedrà affiancati autori provenienti da quella che Antonio Verri aveva ribattezzato come “stupenda generazione” ad altri delle generazioni successive (Antonio Verri, Salvatore Toma, Francesco S. Dòdaro, Antonio Massari, Edoardo De Candia, Maurizio Nocera, Mauro Marino, Marco Vetrugno, Francesco Aprile, Annibale Gagliani, Andrea Donaera). L’idea riprende la rivista e le edizioni verriane del “Pensionante de’ Saraceni” oltre alla successiva esperienza delle cartelle d’autore del “Dopopensionante”, tracciando una linea che va dalle iniziative passate all’oggi. Il logo del “Nuovopensionante” è opera di Giancarlo Nunziato
Antonio Verri nell’impegno delle spine: il Nuovopensionante
testo di Francesco Aprile per la Biblioteca comunale Antonio Verri di Cursi
L’esperienza del Nuovopensionante è, per ovvie ragioni, fin dal titolo legata alla pratica verriana del fare rivista, del fare editoria, e in un senso ancora più ampio a quelle che sono le dinamiche dell’esoeditoria collocabili nelle frange più utopicamente spericolate del fare poesia, del far libro. Se il concetto di esoeditoria trovava una caratterizzazione nel catalogo dell’esposizione internazionale di Trento nel Settantuno andando a connotare, sempre più, tutte quelle produzioni e quei materiali considerati minori, a volte inutili, deperibili, associati a forme di controcultura non ascrivibili al solo filone delle avanguardie, ma anche all’attivismo politico, il Nuovopensionante trova in parte una ragione storica nelle già citate esperienze verriane, traendo linfa – ponendosi in continuità e rinnovamento ma con la volontà, naturale, di tracciare una linea autonoma – da quel mondo definibile nel tracciato rivista/centro culturale/edizioni “Pensionante de’ Saraceni” e nelle cartelle del “Dopopensionante” (Verri e Nocera ne pubblicarono sei fra il 1989 e il 1991). Una tradizione del nuovo, quella esoeditoriale, che ha una storia non più breve, ma una spinta in qualche modo costante e all’interno della quale troviamo il “Pensionante de’ Saraceni” e prima ancora, sempre nel Salento, il dòdariano movimento di Arte Genetica e quindi la rivista “Ghen”: sono esperienze che a differenza del libro d’artista, che Giorgio Maffei tendeva a collocare all’interno del concetto di mercato lasciando l’esoeditoria a una certa distanza da questo, che si situano proprio nella tradizione esoeditoriale, non cedendo al compromesso del dominio del capitale nella scrittura, lavorando invece su circolazioni alternative capaci di promuovere la creazione di legami e situazioni artistico-letterarie collaterali. Il Nuovopensionante si situa in questo spazio, recuperando la formula delle cartelle del “Dopopensionante”, costruendo con questo primo numero un ponte fra la “stupenda generazione” verriana e le “spine” contemporanee. Il titolo del primo numero è, infatti, “La generazione stupenda incontra le spine” (a cura di Aprile, Nocera, Vetrugno) e nel concetto “spinoso” riprende un verso di Marco Vetrugno e contribuisce a definire un contesto comune: come Marco scriveva “Nasceranno altre spine”, io marcavo in una delle mie prime poesie visive “torneremo ad armarci come rose che si armano di spine”. Un contesto, quello contemporaneo, che ha vissuto di certo il vuoto, lo scollamento fra le generazioni, ma che delle esperienze passate si è nutrito. Proprio la generazione verriana, in modo particolare nelle figure di Verri, Dòdaro, De Candia e Toma, ha contribuito in modo determinante alla ridefinizione dell’immaginario del territorio salentino. Dòdaro diceva “dobbiamo costruire ponti”, Verri definiva un certo modo di operare a partire dal territorio come il “Salento europeo” e la tradizione-mondo del Salento è storia stratificata già da Comi, Bodini, Pagano. Tutto questo per dire che il primo numero del Nuovopensionante ospita l’introduzione di Annibale Gagliani, poesie di Marco Vetrugno, scritti e poesie visive di Francesco Aprile, uno scritto di Antonio Massari e una sua carta assorbente originale in ogni cartella, lettere di Salvatore Toma, poesie e scritti di Antonio Verri, poesie visive di Francesco S. Dòdaro, poesie di Andrea Donaera, poesie visive di Mauro Marino, scritti di Maurizio Nocera, disegni di Edoardo De Candia, oltre al logo realizzato dall’artista Giancarlo Nunziato. La natura della cartella appare dialogica: un confronto-ponte fra le generazioni e un dialogo eterno fra la stupenda generazione con una lettera di Verri a Dòdaro, e Dòdaro che risponde a Verri, una lettera di Massari a Dòdaro, gli omaggi di amici artisti che ritraggono Verri, le lettere di Salvatore Toma, mai spedite, che aprono l’ironia corrosiva del poeta nella forma grafica a tratti del calligramma. Un dialogo che nella riformulazione passata dell’immaginario del Salento continua a farsi sostanza poetica e a indicare come via il senso dell’operare, del rimboccarsi le maniche: Verri abita ancora nell’impegno a volte comune, a volte solitario-isolato delle spine. Nulla è cambiato, tutto può ancora cambiare.




